Una giornata al mare

Ore 5 e 55 suona la sveglia.
Da sempre gioco con le ore, è diventato quasi un rituale: mi piace puntare la sveglia la mattina con cifre che per me hanno un collegamento logico: 6 e 54 (6,5,4), 7e 43 piuttosto che 8 e 26 (la somma dei numeri delle ore è uguale a quella dei minuti). Mi piace, la sera, vedere l'orologio alle 22 e 22 e a volte guardo fino a quando scattano i 22 secondi, attendo le 23 e 32 e così via.
Ho scelto questa ora perché questo giovedì è una giornata importante. Compio 44 anni e anziché andare a lavorare vado al mare. La c'è Luca che mi aspetta e nel pomeriggio ci troveremo con altri amici per festeggiare.
Ore 6 e 15 (apposta) accendo la macchina e alle 7 e 52 (casualmente) la spengo davanti a Luca che è seduto ad aspettarmi in paese. Più su ci sono i bagni ma oggi andiamo in una spiaggia libera li vicino.
Luca è sereno, io meno perché il posto che abbiamo scelto per fare il bagno mi preoccupa un po'.
Si deve camminare molto sulla spiaggia che però è stupenda e confonde i sui colori con quelle del mare.
Già da subito si vede distintamente dove andremo a tuffarci; li il mare è strano perché è come se ci fosse uno scontro di correnti: mi ricorda il Capo di Buona speranza dove due acque diverse, la calda dell' Indiano e la fredda del Pacifico, si incontrano.
Intorno sono calme e piatte e dove si incontrano si forma una riga nettissima che parte dal basso e procede diritta con un moto ondoso non violento che sembra farla tutta corrugare, sembra ci siano delle pieghe, dei rilievi. La parte diritta vista da dove siamo pare essere lunga anche 100 metri poi, d'un tratto, forse perché una delle due correnti ha il sopravvento, piega decisamente in obliquo verso destra per poi scomparire in una calma quasi irreale.
Ci siamo, mi tuffo io per primo dove è calmo perché voglio avvicinarmi bene a quella riga, voglio capire quanto l'acqua sia agitata. Arrivo, mi fermo e guardo: chiamo Luca che si tuffa a sua volta.
Siamo partiti.
Quando mi raggiunge gli dico di andare avanti; lui il bagno li lo ha già fatto più volte; senza problemi riparte. Nuota molto bene, in scioltezza e in poco tempo arriva alla fine della riga. Anch'io nuoto fino li ma in modo più contratto perché queste correnti mi danno un gran fastidio: devi metterti da una parte, poi spostarti dall'altra, come danzare. Il ballo non è mai stato il mio forte.
Ora si deve affrontare l'ultimo pezzo di corrente, dove questa striscia obliqua decisamente a destra. Luca riparte tranquillo poi lo seguo: qui è veramente pesante, la lotta è dura, a volte devi rimanere incastrato tra le onde per rimanere a galla e non farti risucchiare. Sono in mezzo a una sorta di gorgo, un piccolo vortice: guardo avanti, si allarga verso l'esterno e si tranquillizza, sembra una tromba; si sono proprio nel centro di una tromba e sto cercando di uscirne all'esterno strisciando tra le sue pareti.
Affaticato affianco Luca e decido di andare avanti io.
Succede l'incredibile; dopo pochi metri tocco qualcosa di morbido con la pancia, pare una piccolissima secca. Una secca qui? Si, il mare ha lasciato accumulare della sabbia, forse sono state le correnti a portarla li. E' finissima, la sabbia, ma posso alzarmi in piedi senza sprofondare. Praticamente è come se fossi su un pulpito, sono da solo su un pulpito in mezzo al mare! Mi guardo intorno e dico a Luca di venire. Lui sapeva che qui era così bello ma non mi aveva detto nulla, forse per non togliermi la gioia di scoprirlo dopo tanta fatica.
Davanti a noi è tutto calmo e ripartiamo con un nuoto molto più sciolto e veloce: siamo a metà strada dobbiamo arrivare ad una sorta di isolotto semi affiorante da dove avremo una vista favolosa.
D'un tratto un altro piccolo riflusso di correnti traccia un'altra riga netta, corta ma molto larga; Luca dice che è il pezzo più pericoloso, mi dice di aspettare che prima lo superi lui. Fatto! Era l'ultimo ostacolo: in breve arriviamo all'isolotto. La nostra meta.
Ci sono tracce di frutti di mare e Luca mi dice che tempo addietro era uso fare una festa qua; tutto a base di pesce, crostacei, ostriche e champagne; una volta c'era anche la "spada" di un pesce spada conficcata nel terreno.
Sono molto contento di essere qui e mi commuovo. Mi guardo intorno ed è fantastico. C'è acqua ovunque; sarà la stanchezza o l'appagamento ma adesso non ho voglia di focalizzare il contesto in cui mi trovo; non ho voglia di ragionare; ho una serie di sensazioni che non riesco né a percepire bene, tanto meno a definire.
Mi sembra tutto così illogico: mi convinco sempre più che tutto ciò che vedo e provo adesso è una sorta di "Oceano Irrazionale".
Torniamo a riva.
Si va a festeggiare.
Siamo in tanti: Luca, Valentina e Lena, Elia, sua madre, sua moglie Stefania, i loro due figli.
Si stappa un "Dompe vintage 1993".
Trovate voi se volete qualcosa che accomuni questi numeri: alla salute!
E naufragar me dolce in questo mare.

Roberto Gian Maria da Baggio